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Il Signore di Ravenloft

Quanto c'era in me di dolce e delicato il mondo l'ha ferito a morte, ma la mia natura è indistruttibile. =Ora alzati e cammina! (by Wikiki 1979)=

Strahd Von Zarovich

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Io sono l'Antico. Io sono la Terra. Le mie origini si perdono nell'oscurità del passato. Io ero buono e onesto. Io cavalcavo attraverso la terra come l'ira di un dio onesto. Ma gli anni di guerra e di morte consumarono il mio cuore come il vento che consuma la roccia e la trasforma in sabbia. Tutta la bontà scivolò via dalla mia vita. Mi accorsi che la gioventù e la forza erano scomparse, e che tutto ciò che mi restava era la morte [...] ma io non morii. Né vissi. Divenni un non-morto per l'eternità.

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L\'Universo in Clessidra - Il nuovo Blog di Andrea Macco

2/14/2009

La missione GOCE dell'ESA

GOCE sta per Gravity field and steady Ocean Circulation Explorer. Si tratta di un satellite molto peculiare sia per il suo progetto tecnico che per il tipo di missione che svolgerà: lo studio del cambiamento climatico globale. Racchiude molti primati, non solo per l’Europa ma anche per il mondo.

Sono sette le ragioni che spiegano il perché dell’importanza di questo satellite: la sua forma assomiglia a quella di un aereo o a quella di una macchina da corsa di Formula 1, vola più basso degli altri satelliti civili e, particolarmente desueto, con motori a propulsione sempre attivi, permette di scrutare a fondo la Terra dallo spazio e allo stesso tempo le correnti oceaniche, dà un nuovo significato al termine ‘’x metri sopra il livello del mare’’ e funge come una sorta di Stele di Rosetta perché ‘’traduce’’ misurazioni storiche dei livelli del mare in un linguaggio scientifico comune che permette di studiare i cambiamenti climatici globali.
 
A livello progettuale, si tratta del primo satellite provvisto di ali e ad usare un sistema di propulsione continuamente in funzione durante il volo intorno alla Terra. I satelliti ''normali'', una volta raggiunta la loro posizione orbitale, smettono di usare il sistema di propulsione diventando oggetti celesti che volano allo stesso modo della Luna. Vengono a trovarsi in uno stato di equilibrio tra la forza di attrazione gravitazionale terrestre e la forza centrifuga proveniente dalla forma circolare o ellittica della loro orbita, senza incontrare frizione alcuna o altro tipo di resistenza.

Non è così per GOCE. Lanciato all’altitudine più bassa mai raggiunta da un satellite dell’Agenzia Spaziale Europea – 260 km sopra la superficie terrestre – GOCE deve affrontare i residui dei componenti dello strato superiore dell’atmosfera, in particolare ossigeno atomico. Questo rallenterebbe la velocità del satellite diminuendola fino al punto di riportarlo sulla Terra in pochi mesi, se un motore elettrico reattivo non fosse costantemente attivato. Sulla Terra questo motore, simile a quello che ha permesso a SMART-1, il satellite lunare dell’ESA, di raggiungere la sua destinazione, avrebbe la forza necessaria solo per sollevare un oggetto del peso di una cartolina postale, mentre nello spazio risulta sufficiente per mantenere un intero satellite in orbita.

La compensazione delle forze aerodinamiche ottenuta dal motore aumenta, inoltre, la precisione degli strumenti sensibili alla gravità che si trovano a bordo del satellite, che altrimenti misurerebbero forze di accelerazione non volute scambiandole per forze gravitazionali dal momento che presentano effetti fisici simili. Ad un’altitudine di 260 km sono ancora presenti alcuni effetti aerodinamici. Di conseguenza, il satellite è provvisto di ali con integrate delle celle solari generatrici di energia elettrica necessaria alla propulsione e agli altri sistemi di bordo, così come due alette di stabilizzazione, facendolo somigliare ad un aereo o - usando un po’ l’immaginazione - ad una macchina da corsa di Formula 1.

Questo, insieme al fatto che il satellite commissionato con un contratto ESA, è stato costruito da un consorzio industriale europeo sotto la guida di una compagnia italiana, ed anche per il largo uso del colore rosso, inusuale per un satellite ''normale'', spiega il perché gli ingegneri che hanno costruito GOCE amino chiamarlo la Ferrari dei satelliti.
Relativamente alla missione, il satellite GOCE, durante la sua fase operativa di 20 mesi, misurerà il campo gravitazionale della Terra con una precisione mai raggiunta prima. La sua orbita bassa contribuisce a massimizzare la precisione delle misurazioni, dal momento che vola più vicino alle fonti del campo gravitazionale.

Diversamente dagli altri satelliti di Osservazione della Terra, il satellite stesso è parte del sistema di misurazione dal momento che è la forza di gravità che determina la sua traiettoria e quindi ogni cambiamento del campo gravitazionale terrestre induce ad un cambiamento nella forma del suo percorso di volo. L’attuale strumentazione a bordo, che misura l’intensità e la direzione della forza di gravità, consiste in accelerometri distribuiti lungo il satellite in modo tale da annullare eventuali disturbi nelle misurazioni dovuti ad effetti fisici che non sia la gravità.

La dettagliata mappatura del campo gravitazionale terrestre ci darà una nuova visione dell’interno della Terra, impossibile da ottenere con un satellite classico di Osservazione della Terra, i cui sensori –in particolare sistemi radar nati per impieghi spaziali – possono penetrare solo pochi metri al di sotto del suolo. I dati di GOCE sulla gravità miglioreranno la nostra conoscenza delle origini e dei processi che scatenano le attività tettoniche e vulcaniche all’interno della Terra. La ''G'' di GOCE dunque racchiude un grande significato, ma questo satellite contribuirà anche in modo significativo allo studio del cambiamento climatico globale. Questo aspetto è relativo alle lettere ''OC'' del nome che stanno per ‘Ocean Circulation’, circolazione oceanica. Per questo studio, i risultati ottenuti con GOCE saranno importanti tanto quanto lo è stata l’introduzione a livello mondiale dell’unità di misura di riferimento per la distanza, il metro, o temporale con l’introduzione del Tempo Coordinato Universale (UTC) e il suo predecessore, il Tempo Medio di Greenwich (GMT).

Avrete sicuramente notato i segnali, normalmente posti alle stazioni ferroviarie in giro per il mondo, che indicano la loro posizione rispetto al livello del mare. Ma sapevate invece che a differenza del metro e del tempo universale, condiviso comunemente dall'intera comunità della Terra, non c’è nessun punto di riferimento globale che indichi il livello del mare a zero metri?

Ogni paese ha il proprio indicatore di livello zero del mare, generalmente situato nei porti più importanti. Comparare le misure fatte in diversi paesi con gli indicatori legali nazionali necessita un’operazione di misurazione triangolare di geodesia piuttosto complessa che stabilisca un legame tra questi vari indicatori zero nazionali e non tutti i paesi poi hanno fatto riferimento al mondo esterno per i loro indicatori. Questo rende impossibile comparare le misurazioni in sito del livello del mare e dei fiumi locali con precisione. Comunque, in alcuni paesi questo tipo di misurazioni sono state raccolte per centinaia di anni e conservate nell’archivio storico.
Così come per gli elementi chimici contenuti nelle carote di ghiaccio ottenute in Antartica con una perforazione profonda che ci possa dare informazioni circa la composizione dell’atmosfera di centinaia di anni fa, l’uso di dati storici sul livello del potrebbe contribuire in modo considerevole all’osservazione ed all’analisi dei cambiamenti climatici a lungo termine, se solo si potessero mettere in relazione tra loro. GOCE getterà le basi per un tale sistema di riferimento comune. Le sue misurazioni permetteranno di creare un nuovo e preciso modello terrestre di riferimento del livello zero della superficie della Terra ferma e dei mari, chiamato ‘’Geoide’’.

La missione GOCE può anche contribuire ad una mossa che affidi la custodia di questo modello di misurazione di riferimento ad una singola istituzione riconosciuta a livello mondiale, come nel caso del metro e del tempo universale che sono sotto la responsabilità del Bureau International des Poids et des Mesures (BIPM) a Parigi. Attualmente, il geoide ancora non è definito né sotto la ''custodia'' di nessun tipo di simile organizzazione.
L’esistenza di un così preciso geoide non solo porterà all’analisi e alla comparazione a posteriori degli archivi storici delle misurazioni del livello del mare, ma permetterà anche di osservare e misurare le correnti oceaniche, come la Corrente del Golfo, che giocano un ruolo importante nel trasporto di energia intorno alla Terra ed hanno un grande impatto sul clima.

Il geoide è la superficie teorica della Terra ad un livello di eguale potenziale energetico, che significa che il geoide definisce l’’’orizzonte locale’’, rispetto al quale l’acqua sarebbe a riposo rispetto alla forza di gravità. Se per qualsiasi ragione l’acqua fosse in movimento, si innalzerebbe oltre questo livello di riferimento. Deducendo la superficie del geoide dall’attuale livello delle acque misurato tramite i radar satellitari di osservazione terrestre, come quello di Envisat dell’ESA, gli scienziati potrebbero ricavare l’intensità e la direzione delle correnti oceaniche.
GOCE sarà lanciato nel 2009 da un lanciatore russo Rockot dal cosmodromo di Plesetsk, situato nella Russia del Nord, tra San Pietroburgo e Arcangelo.

L’uso di un lanciatore russo dipende dal fatto che l’Europa non possiede un suo lanciatore che sia ottimizzato e vantaggioso da un punto di vista di costi per satelliti di questa classe di peso. GOCE ha una massa di lancio di 1100 kg. Ariane copre principalmente un mercato di carichi di peso più elevato. L’Europa ha il suo lanciatore, Vega, in fase di sviluppo per satelliti come GOCE, ma il primo lancio di VEGA è pianificato per il 2009, troppo tardi per il lancio di GOCE.

Dopo il volo di ascensione e la separazione dal lanciatore Rokot, le operazioni di volo di GOCE saranno gestite da ESOC, il centro di controllo dell’ESA a Darmstadt, in Germania, mentre la responsabilità complessiva della missione scientifica del satellite e la distribuzione di dati che raccoglierà saranno sotto la responsabilità del Manager di Missione dell’ESA, situato presso ESRIN, il centro di Osservazione della Terra dell’ESA, a Frascati, in provincia di Roma, Italia.

   

11/11/2008

Un tumore lo sta uccidendo, ma lui pensa solo all'hockey

Il sito della Gazzetta dello Sport riporta oggi questa notizia
 

Robert Muller, portiere 28enne della nazionale tedesca e dei Kolner Haie, secondo i medici ha sette settimane di vita a causa di un cancro al cervello. Ma lui vuole tornare in campo a fine mese: "Non ho dolori, chiedo di essere trattato come tutti gli altri"

 Un tumore maligno gli sta devstando il cervello, ma Robert Muller pensa solo all'hockey su ghiaccio. Secondo i medici il 28enne portiere non ha più di sette settimane di vita: lui però ha un solo obiettivo, essere in campo a fine mese con i Kolner Haie, la squadra di Colonia che gli ha dato fiducia.

 Muller ha scoperto di essere malato due anni fa, quando uscì da un match di Coppa di Germania in seguito a un malore. Il tumore venne scoperto allora e parzialmente estirpato. Il portiere tornò in campo tre mesi dopo, cambiò due club prima di approdare a Colonia, con cui si è conquistato un posto nella nazionale tedesca impegnata a maggio nei Mondiali in Canada. Quest'estate il peggioramento, che ha portato ad un'altra operazione. Ma non è bastato, e ora i medici si sono arresi pronunciando una diagnosi senza scampo: sette settimane di vita.
 
 Il portiere però non si è perso d'animo: "Non ho dolori e mi sento bene - ha spiegato - devo soltanto convivere con il tumore. Non mi resta che essere positivo, perchè tanto la mia situazione non cambierebbe. Chiedo di essere trattato come tutti gli altri, non voglio essere compatito". I medici però non gli danno nessuna speranza: "Robert Muller ha superato la media di sopravvivenza per questo tipo di tumori - ha spiegato al settimanale Der Spiegel il dottor Wolfgang Wick, oncologo della clinica universitaria di Heidelberg che segue il caso dell'atleta -. La maggior parte dei pazienti non arriva a vivere un anno e solo il 3% resta in vita fino a cinque anni".
 

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Alcuni commenti dei lettori

 
Incredibile la forza che hanno alcune persone. Il massimo rispetto e il massimo della stima per una scelta non facile. Veramente in bocca al lupo.
 
Che carattere, un vero uomo anche in momenti veramente impossibili da gestire.
 
...questo ragazzo sa qual'è il valore della vita...merita un'uscita da campione! Ma perchè la morte si prende sempre i migliori?
 
Un grande onore avere persone come te nello sport
 
Gioca finché puoi in barba al tuo maledetto destino... sei un campione di vita, Robert!
 
Lasciatelo vivere come vuole....sei un grande!!!
 
11/1/2008

Garry Kasparov, il più grande giocatore di scacchi del mondo

 
Garry Kasparov nasce nel 1963 a Baku, capitale della repubblica ex-sovietica dell'Azerbaijan.
 
All'età di 13 anni Kasparov è campione giovanile sovietico e nel 1980, a 17 anni, diviene campione giovanile mondiale e Maestro internazionale. La sua abilità di pensare, analizzare, calcolare e studiare le tattiche scacchistiche dei propri avversari viene esaltata in tutto il mondo.

Nel 1982, dopo aver vinto il Torneo Internazionale di Mosca, al Torneo dei Candidati sbaraglia tutti gli avversari, compresi maestri come Viktor Korcnoi, arrivando a sfidare Karpov, il campione in carica.

Durante il Campionato del mondo, iniziato nel settembre del 1984 a Mosca, inizialmente Karpov la fa da padrone, con le sue 5 vittorie contro nessuna di Kasparov, anche se entrambi dimostrano un'ottima abilità. L'irruenza di Kasparov trova una degna avversaria nella forte e solida difesa di Karpov, e sembra non trovare scampo.

Quando però a Karpov manca solo una partita per vincere, il suo avversario cambia strategia, puntando tutto sulla patta: i due arrivano ad un totale di 30 partite, in tre mesi, senza che Karpov riesca a vincere quell'unica che gli servirebbe per riconfermarsi campione. La tensione psicologica consente a Kasparov di vincere la 32ª partita e, dopo una estenuante serie di 14 patte, anche la 47ª e la 48ª, giungendo così ad un risultato di 5 a 3 per Karpov.

Ma il 25 febbraio 1985, dopo cinque mesi di gioco, Florencio Campomanes, presidente della FIDE, annulla l'incontro per l'eccessiva durata: la decisione scontenta sia Karpov che non ha la possibilità di vincere quell'ultima partita, sia Kasparov che vede sfumare la propria rimonta.

Fra il settembre ed il novembre dello stesso anno i due sfidanti si affrontano di nuovo a Mosca, ma stavolta ci sono limiti ben precisi: ventiquattro partite. Il primo che raggiunge i 12,5 punti è il vincitore.

In un susseguirsi estenuante di vittorie e pareggi, i due si ritrovano il 9 novembre 1985 davanti alla 24ª ed ultima partita con Kasparov in leggero vantaggio (12 a 11). Karpov, che gioca con i bianchi, è costretto a vincere per pareggiare l'incontro e conservare il titolo, e questo gli fa cambiare strategia e passare dalla sua famosa difesa ad un gioco d'attacco. Kasparov, al contrario, che gioca di solito in attacco, si vede costretto a passare in difesa per conservare il vantaggio che ha sull'avversario. Alla 43ª mossa Karpov si arrende, proclamando Kasparov campione del mondo per 13 a 11.

Kasparov difende il titolo mondiale fino al 2000, quando gli viene strappato dal suo ex-allievo Vladimir Kramnik.

Nel 1996 ha accettato la sfida contro il computer Deep Blue dell'IBM. Attraverso quest'evento il campione dimostra la superiorità della mente rispetto alla logica del computer. Il mondo intero assiste col fiato sospeso ad ogni mossa del giocatore russo, nell'insolito scontro fra uomo e macchina. Kasparov vince per 4 vittorie a 2.

Il 10 marzo 2005, dopo aver vinto per la nona volta il prestigioso torneo di Linares, in Spagna, Kasparov annuncia il suo ritiro dalle competizioni professionali.

E' stato il più giovane campione del mondo della storia e ancora detiene il primato del punteggio ELO, 2851, mai raggiunto da nessun giocatore professionista.

Il 31 ottobre 2008, alla FNAC di Milano, Garry Kasparov presenta i suoi ultimi due lavori editoriali. E' presente un ospite "d'eccezione": giudicate voi!

Andrea Biotti - Garry Kasparov

 

"Il gioco degli scacchi è lo sport più violento che esista"

(Garry Kasparov)

 

10/16/2008

La chiave segreta per l'universo - un'avventura tra le meraviglie del cosmo

Il primo libro per ragazzi dal grande scienziato
 
 
"Quanto tempo ci mette a nascere una stella?" domandò George.
"Dieci milioni di anni" rispose Cosmo. "Mi auguro che tu non abbia fretta"
 
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George vive con il suo maiale domestico Fred e due genitori ecoguerrieri che vorrebbero fare del figlio un coltivatore biologico, anche se a lui, più che la terra, piace guardare il cielo per contare le stelle. Un giorno, grazie a una visita non autorizzata di Fred nel giardino accanto, il ragazzo conosce i suoi nuovi vicini: la fantasiosa Annie, il suo papà scienziato Eric, e anche Cosmo, il computer parlante più potente del mondo. Cosmo è in grado di aprire, al centro del salotto, una porta sulla vasta oscurità dello spazio, attraverso la quale Eric mostrerà ai ragazzi le meraviglie dell'universo, come nasce e muore una stella, o come si formano i pianeti. George e Annie viaggeranno su una cometa, ghiacciata come una grande palla di neve sporca, affronteranno tempeste di asteroidi e buchi neri, ma soprattutto dovranno proteggere Cosmo da chi vuole impadronirsi dei suoi poteri...
 
 
La storia, nella sua semplicità, riesce a tenere il lettore (non solo giovanissimo) incollato alla pagina per sapere come va a finire.
Hawking, padre e figlia, prendono sul serio i ragazzi. Non si accontentano di raccontar loro di stelle e pianeti ma si inoltrano in territori meno esplorati dalla divulgazione, spingendosi verso le ultime frontiere scientifiche. Raccontano cosa si proverebbe a essere risucchiati da un buco nero, descrivono l’enorme violenza delle tempeste nello spazio e la morte delle stelle. Sollecitano la voglia di sapere e riescono nell’impresa di insegnare un sacco di cose senza quasi che il lettore, strada facendo, se ne accorga.
 

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Stephen Hawking nasce l'8 gennaio 1942 ad Oxford, esattamente 300 anni dopo la morte di Galileo. E' tra gli astrofisici più importanti al mondo e di sicuro il più conosciuto. Pur essendo condannato all'immobilità dalla sclerosi laterale amiotrofica, non ha mai smesso di fare ricerca ad alto livello e occupa oggi la cattedra lucasiana di matematica all'università di Cambridge (la stessa che fu di Isaac Newton) ed è membro della Royal Society e del Mensa.

 

10/4/2008

Radiazioni e medicina nucleare

 
La Radioterapia è nata circa un secolo fa in seguito alla scoperta dei raggi X e dei fenomeni legati alla radioattività e consiste nella somministrazione accurata di precise dosi di radiazioni per la cura di alcune malattie, in particolare dei tumori.
È un trattamento localizzato, indolore, che nella maggior parte dei casi coinvolge aree ben delimitate dell'organismo. L’alta energia utilizzata, molto più elevata di quella che si usa per le normali radiografie, porta a morte le cellule tumorali, impedendone così la fase di crescita, ma determina anche effetti collaterali a danno dei tessuti sani vicini alla zona da irradiare. Tale danno, la cui entità dipende dalla sede sui cui sono dirette le radiazioni è, nella maggioranza dei casi, temporaneo. 
 
Come agiscono le radiazioni?
Le radiazioni non sono altro che una particolare forma di energia. In Radioterapia vengono utilizzate radiazioni di elevata energia, chiamate radiazioni ionizzanti (raggi X, elettroni, protoni, neutroni, ecc.), in grado di danneggiare le cellule neoplastiche, o comunque proliferanti, localizzate a livello dell'area interessata dal trattamento.

Quali sono gli obiettivi della radioterapia?
La Radioterapia in generale può avere i seguenti obiettivi:
- intento radicale con l’obiettivo di distruggere tutte le cellule tumorali per ottenere remissione completa della malattia;
- intento preoperatorio per ridurre al minimo le dimensioni del tumore al fine di consentire un intervento chirurgico (ad esempio nel caso delle neoplasie del retto)
- intento adiuvante per ridurre la possibilità che il tumore si ripresenti (recidiva) dopo un intervento chirurgico (ad esempio nelle neoplasie della mammella) o dopo la chemioterapia (ad esempio nei linfomi). In questo caso la radioterapia viene somministrata in assenza di malattia visibile
- intento palliativo o sintomatico per il controllo di eventuali sintomi quali il dolore (per esempio nel caso di metastasi ossee) o altri legati alla patologia neoplastica.

Come viene somministrato il trattamento radioterapico?
Le modalità con cui viene effettuato il trattamento radioterapico variano in funzione di diversi fattori, tra cui il tipo, le dimensioni e la sede del bersaglio, le condizioni generali del paziente e gli obiettivi del trattamento stesso. Per tale motivo esistono piani di trattamento personalizzati diversi da paziente a paziente.
Le modalità più diffuse di applicazione dei raggi X a scopo terapeutico sono sostanzialmente due, ossia:
- la radioterapia esterna (detta anche a fasci esterni o transcutanea), che consiste nell’irradiare la zona interessata dall’esterno, utilizzando come sorgente di radiazioni una macchina chiamata acceleratore lineare, posta all’esterno del corpo del paziente,
- la brachiterapia (derivante dal greco brachýs, corto o radioterapia “interna” o di “contatto”), che significa “terapia da vicino” e consiste nel portare la sostanza radioattiva nelle vicinanze del tessuto da sottoporre al trattamento. In questo caso la sorgente radioattiva è posta a diretto contatto con il bersaglio.

In alcuni casi viene eseguita un’irradiazione corporea totale (total body irradiation o TBI): si tratta di una metodica poco diffusa che si attua sui pazienti che devono essere sottoposti a trapianto di midollo osseo o di cellule staminali, ad esempio nelle leucemie o nei linfomi. Lo scopo principale dell’irradiazione corporea totale è distruggere le cellule del midollo osseo allo scopo di rimuovere ogni traccia di cellule neoplastiche. La dose di radiazioni può essere somministrata su tutto il corpo in un'unica seduta oppure in un certo numero di dosi più basse. Al trattamento radiante si associa anche un trattamento chemioterapico a dosi molto elevate per preparare il paziente al trapianto di nuovo midollo osseo che va a sostituire il midollo distrutto dai trattamenti antitumorali.
Il midollo osseo per il trapianto può provenire da un donatore compatibile oppure può essere prelevato dal malato stesso prima che sia sottoposto alla radioterapia.

Come si effettua la radioterapia transcutanea?
Questo tipo di trattamento utilizza i raggi X ad alta energia prodotti dall’acceleratore lineare, che è costituito da un lettino, sul quale il paziente si sdraia, attorno al quale ruota la testata della macchina da cui originano i raggi X. I raggi passano attraverso la cute e rilasciano la dose prestabilita all’interno della zona da irradiare.
Il principio è sostanzialmente identico a quello di una comune radiografia, quindi il trattamento non provoca alcun tipo di dolore. La dose totale da somministrare è suddivisa in sedute giornaliere di breve durata (dette anche frazioni) allo scopo di danneggiare il meno possibile le cellule normali rispetto a quelle tumorali, riducendo in tal modo gli effetti collaterali del trattamento.
Il frazionamento più convenzionale della dose da irradiare prevede una seduta al giorno per cinque giorni a settimana con una pausa nel week-end, ma sono possibili anche un ipofrazionamento, in cui una dose giornaliera più elevata è somministrata a distanza di più giorni, oppure un iperfrazionamento, in cui 2-3 dosi giornaliere meno elevate sono somministrate ad almeno 6 ore l’una dall’altra, riducendo in tal modo la durata complessiva del trattamento.
Il tipo di frazionamento e la durata del trattamento variano a seconda della patologia da trattare e sarà il radioterapista a valutare la necessità di una terapia con frazionamento diverso da quello convenzionale.
La prima procedura che viene messa in atto per la preparazione del trattamento radioterapico è la cosiddetta simulazione. Il nome deriva dal fatto che per la sua realizzazione si utilizzano delle particolari apparecchiature radiologiche chiamate “simulatori universali” che permettono di definire la sede e le dimensioni della regione corporea da irradiare. La prima seduta relativa alla pianificazione del trattamento viene detta di centratura e serve ad individuare con estrema precisione la zona da irradiare (detta target o bersaglio) per proteggere gli organi sani vicini all’irradiazione (organi a rischio). Vengono così definiti le dimensioni e l’orientamento dei campi di terapia.
Durante la centratura viene generalmente eseguita una TC (tomografia computerizzata) o a una PET-TC (tomografia computerizzata associata ad una tomografia ad emissione di positroni), che serviranno al medico radioterapista per disegnare dal punto di vista tridimensionale l’area da irradiare e al fisico sanitario per decidere come dirigere il fascio di raggi X, in modo da colpire il bersaglio risparmiando gli organi a rischio.
Generalmente vengono eseguite anche delle scansioni TC della sede di malattia, con apparecchiatura dedicata (TC-simulatore).
Una volta stabilita definitivamente la zona da irradiare, il campo viene delimitato sulla cute in modo da essere facilmente individuabile per tutta la durata del trattamento.
A tale scopo vengono eseguiti tatuaggi.
Il trattamento radioterapico in sé non è doloroso e una seduta dura da una decina di minuti fino ad un massimo di un’ora e mezzo nel caso dell’irradiazione corporea totale. L’erogazione vera e propria del fascio di radiazioni in realtà dura solo pochi secondi.

Esistono varie tecniche di radioterapia:

- radioterapia conformazionale: è sempre più diffusamente utilizzata come tecnica standard. La terapia si effettua sempre con l’acceleratore lineare, collocando, però, alcuni blocchetti metallici nella traiettoria del fascio di radiazioni per conformarlo quanto più possibile alla forma dell’area da irradiare. In questo modo è possibile orientare sul tumore una dose più elevata di radiazioni esponendo a dosi più basse le cellule sane circostanti e le strutture adiacenti al fine di ridurre di effetti collaterali. Una recente evoluzione di questa tecnica prevede la sostituzione dei blocchetti metallici con collimatori multilamellari, costituiti da una serie di lamelle metalliche fissate alla testata dell’acceleratore lineare. Ogni lamella può essere regolata in modo da conformare il fascio di radiazioni all’area da trattare senza bisogno di blocchetti metallici.
- radioterapia con fasci ad intensità modulata (IMRT): anche questa modalità di radioterapia prevede l’utilizzo di collimatori multilamellari. Nel corso del trattamento le lamelle del collimatore si muovono sull’area da irradiare con una sequenza stabilita e controllata da un computer, mentre la macchina eroga il fascio di radiazioni. In questo modo è possibile conformare la fluenza del fascio di radiazioni all’area da irradiare con una maggiore precisione rispetto alla radioterapia conformazionale.
- radiochirugia stereotassica con acceleratore lineare: questa tecnica è nata per il trattamento dei tumori cerebrali, ma esistono diversi studi anche per quanto riguarda le neoplasie polmonari e alcune patologie intraaddominali di natura maligna. È disponibile solo presso centri di alta specializzazione.
- Gamma-knife: anche questo tipo di terapia è per lo più indicato nella cura dei tumori cerebrali e di alcune patologie benigne di natura vascolare (ad esempio, le malformazioni artero-venose) del cervello. Il trattamento gamma knife o bisturi a raggi gamma consiste in un fascio di raggi gamma orientato in modo molto preciso ed emesso da centinaia di angoli diversi. È sufficiente una sola seduta di radioterapia, che può durare da quattro a cinque ore.

Come si effettua la brachiterapia?
La brachiterapia si esegue introducendo la sorgente radioattiva in forma sigillata direttamente nel tessuto neoplastico o nelle sue immediate vicinanze. Si riconoscono due tipi di brachiterapia:
- brachiterapia interna (o endocavitaria) in cui le sorgenti radioattive (cesio, iridio) sono inserite in organi cavi (es. cervice uterina, esofago, trachea e bronchi);
- brachiterapia interstiziale, che consiste nell’impianto di piccole sorgenti radioattive all’interno del tessuto tumorale mediante tecniche chirurgiche poco invasive. Si utilizza per il trattamento di tumori della prostata, n della testa o del collo.
 
Quali sono i prevedibili effetti collaterali del trattamento?

  • Stanchezza
  • Perdita di appetito
  • Modificazioni dei valori degli esami di laboratorio (anemia, piastrinopenia, leucopenia)
  • Alopecia
  • Nausea/vomito
  • Diarrea
  • Reazioni cutanee
  • Cistite/proctite

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9/7/2008

Asteroide (2867) Steins

 
Ecco le uniche immagini rese pubbliche, per ora, dall'ESA, relative al fly-by di Rosetta con l'asteroide Steins. Tutte riprese durante il "closest approach" della sonda.

 

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L’incontro con Steins non è fortuito; al contrario, lo studio di questo asteroide è il primo obiettivo scientifico della missione Rosetta. Perché è stato scelto proprio l’asteroide Steins? È forse un asteroide pericoloso per la Terra?

Steins non è un asteroide pericoloso per la Terra. Orbita intorno al Sole mantenendosi all’interno della fascia degli asteroidi, tra l’orbita di Marte e quella di Giove. È un’orbita stabile, a meno che non si verifichino condizioni particolari per le quali Steins subisca una collisione che lo spedisca “fuori rotta”.

Steins è un asteroide ancora poco conosciuto e di una categoria piuttosto rara. Secondo le osservazioni svolte finora da Terra, è composto principalmente da silicati e basalti (tipo E).

Con Rosetta riusciremo a saperne di più sulle sue proprietà chimico-fisiche; vogliamo studiarne la cinematica, per esempio la sua rotazione; vogliamo saperne di più sulla superficie, in modo da poter confrontare le caratteristiche rilevate con quelle di altre categorie di asteroidi.

Inoltre vogliamo approfondire la conoscenza della complessa interazione fra il vento solare e l’asteroide stesso e, infine, vogliamo capire se intorno all’asteroide vi siano satelliti naturali, se vi sia un campo magnetico e quali siano le proprietà dei gas e della polvere che si muovono insieme con lui. Tutto questo rende Steins particolarmente interessante per Rosetta, che visiterà anche un altro asteroide, Lutetia, nel corso del suo lungo viaggio.

Studiare gli asteroidi è interessante perché sono tra i corpi più vecchi del Sistema Solare. Questo incontro con Steins è l’unica possibilità che abbiamo di saperne di più sui primordi di questo nostro angolo di universo?

Nella primavera del 2010, Rosetta sorvolerà un secondo asteroide, Lutetia, dal diametro di circa 100 km. Per confronto Steins ha un diametro circa 20 volte inferiore.

Anche questo secondo incontro è stato programmato: Rosetta deve incontrare, come abbiamo detto, la cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko. Per questo motivo la navicella si muove su un’orbita molto complessa, che l’ha già portata due volte ad avvicinarsi al nostro pianeta (nel marzo 2005 e nel novembre 2007), ricevendone due spinte gravitazionali. Un’ulteriore spinta gravitazionale l’ha ricevuta da Marte, grazie a un passaggio ravvicinato nel febbraio 2007.

In generale Rosetta viaggia mantenendo un livello basso di attività, e viene attivata completamente periodicamente per test, manovre o in preparazione di incontri come quello con Steins, che, come accennato, è il primo vero obiettivo scientifico della missione, cronologicamente parlando.

Rosetta riceverà ancora una spinta gravitazionale dalla Terra nel novembre 2009 e nella tarda primavera del 2010, il 10 giugno, ci rivelerà la natura di Lutetia per poi essere ibernata fino al 22 maggio 2014, quando inizieranno le manovre per eseguire il rendez-vous con la cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko. Un incontro che prevede che la sonda si inserisca in orbita intorno alla cometa e vi lasci cadere un piccolo robot, con il compito di trivellare “in modo educato” sotto la superficie del pianetino per analizzare da punto di vista chimico la composizione degli strati del terreno cometario.

Il complesso di questi studi ci fornirà informazioni preziose su corpi tra i più antichi del Sistema Solare e sulla nascita e l’evoluzione di quest’ultimo. È per questo motivo che la missione si chiama Rosetta: deve decifrare i segnali che il tempo e l’evoluzione hanno lasciato su pietre antiche come gli asteroidi e le comete.

 

9/2/2008

Rosetta si appresta a raggiungere l'asteroide Steins. Un'altra tappa del fantastico viaggio del cacciatore di comete dell'ESA

 
Il 5 settembre 2008, alle 20.58 italiane, la sonda Rosetta dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) passerà a meno di 800 km da Steins, uno degli asteroidi della cintura che si interpone tra Marte e Giove.
 
Lanciata con un razzo Ariane-5G il 26 febbraio 2004 dallo spazioporto europeo di Kourou, nella Guiana francese, Rosetta è impegnata in un viaggio decennale verso la cometa Churyumov-Gerasimenko, per realizzare l’incredibile impresa di rilasciare un lander sulla stessa alla ricerca delle origini del nostro Sistema Solare.

In questo blog si è già parlato di Rosetta quando, lo scorso 13 novembre 2007, per la seconda volta dal suo lancio, ha effettuato una serie di manovre vicino alla Terra. Vedi gli articoli seguenti:

Rosetta si avvicina per la seconda volta alla Terra (12/11/2007)

Pubblicate le prime foto scattate da Rosetta nella notte tra il 13 e il 14 novembre (14/11/2007)

Ecco qua (20/11/2007)

Come sempre in questi casi, l'ESA ha messo a disposizione del grande pubblico un sito ricco di informazioni che segue appositamente la missione Rosetta, attraverso il quale è possibile collegarsi ad un blog dedicato al fly-by con Steins, aggiornato in tempo reale da ingegneri, scienziati e controllori di volo che si troveranno nelle diverse sale controllo dei centri ESA e NASA la sera di questo venerdì. Basta cliccare sul link qui sotto per accedere al sito.

 
 
 
Il viaggio continua...
 

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Una ricostruzione di quando, nel 2014, a oltre 4 A.U. (circa 600 milioni di km) dal Sole,
Rosetta sgangerà il modulo Philae per farlo scendere sulla cometa.
 
7/19/2008

Il trascorrere di cinque secoli non gli aveva ancora insegnato a rimanere indifferente di fronte alla distruzione della bellezza

 
 
[...] Jander aveva già avuto modo di vedere la devastazione di quel luogo dalla balconata che lo sovrastava, ma nell'entrare nel santuario in rovina ebbe modo di contemplarla da una posizione più ravvicinata. Piangendo la bellezza perduta, avanzò in mezzo ai detriti, lasciando scorrere le mani su uno strato di polvere antico di secoli, e si arrestò davanti all'altare, dove mani irrispettose avevano tracciato immagini oscene e rune di odio negli spessi strati di polvere. In preda a un'ira improvvisa, Jander scompose quelle scritte offensive con le mani, fino a cancellarle.
 
Era un vampiro, i luoghi veramente sacri lo respingevano, cosa che aveva avuto ampiamente modo di scoprire. Era escluso da tutto ciò che aveva amato, la natura, la luce del sole e i luoghi sacri, e quella era una cosa che poteva accettare, così come poteva perfino accettare che il male facesse parte del suo mondo, ma il trascorrere di cinque secoli non gli aveva ancora insegnato a rimanere indifferente di fronte alla distruzione della bellezza [...]
 
(Jander Sunstar, Il vampiro delle brume, le nebbie di Ravenloft vol. 2)

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6/24/2008

Il vampiro delle brume. Le nebbie di Ravenloft, volume 2

di Christie Golden
 
Colui che può sorridere della morte come noi la conosciamo, che può prosperare in mezzo a malattie che sterminano intere popolazioni...
Oh, se una simile creatura giungesse da Dio e non dal Demonio, quale forza del bene potrebbe essere in questo nostro mondo.
 
(Bram Stoker, Dracula)
 

Vampirobrume

Una delicata storia di amore perduto, oscurità e vendetta, vissuta attraverso gli occhi tristi di Jander Sunstar, elfo dai capelli dorati proveniente dalla lontana Evermeet, nei Forgotten Realms.

Divenuto vampiro, Jander dopo aver vagato solingo nottetempo per cinquecento anni in cerca del sangue di cui nutrirsi, oppresso dal fardello di pena per le vite spezzate, incontra Anna, una giovane che vive in un manicomio e il cui passato è oscuro quanto il suo.

Il vampiro, tormentato dal desiderio di sangue e dalla strana attrazione che prova per la giovane, vedrà riaffiorare il lato positivo della sua personalità nel momento in cui si metterà alla ricerca delle cause della pazzia della fanciulla...

 

6/19/2008

Tiro al bersaglio

 

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4/24/2008

Ancora sull'apparato oculare umano: il retinoblastoma, questo grande sconosciuto

 
Il retinoblastoma rappresenta la più comune neoplasia maligna intraoculare dell’infanzia. Nell’ambito di tutte le patologie oculari il retinoblastoma ha un’incidenza compresa tra lo 0,01% e lo 0,04% e risulta responsabile del 5% di tutti i casi di cecità.
La sua incidenza varia, nelle differenti casistiche, da 1:14.000 a 1:34.000 nati vivi. La fascia di età più colpita è compresa tra la nascita e i 3 anni; l’età media alla diagnosi varia da 7 a 12 mesi nei casi bilaterali e da 18 a 24 mesi nei casi unilaterali. La neoplasia raramente si manifesta dopo i 3 anni. Meno del 2% dei casi sono diagnosticati dopo i 5 anni; tuttavia sono stati riportati casi di retinoblastoma anche nell’adulto.
 
I segni e sintomi del retinoblastoma dipendono dello stadio della malattia al momento della diagnosi. Il segno più comune è il ben noto riflesso bianco della pupilla (riflesso del gatto amaurotico): la leucocoria, presente nel 50-70% dei casi è dovuto alla crescita del tumore nel vitreo oppure ad un voluminoso focolaio nell’area papillo-maculare. La frequenza della leucocoria in ampie casistiche è variabile dal 32 al 78 %.
 
Secondo segno in ordine di frequenza è lo strabismo dovuto all’interessamento maculare con perdita della fissazione centrale e conseguente eso-exotropia. Si può manifestare isolato oppure associato alla leucocoria. Quando è isolato è dovuto a piccoli tumori maculari che interferiscono con la visione centrale.
 

Retinoblastoma maculare

 
 
Il retinoblastoma esofitico cresce dalla superficie esterna della retina verso la coroide, dapprima sollevando la retina e successivamente distaccandola. Pertanto i vasi retinici sono ben visibili sulla superficie neoplastica, che appare di colore più rosato rispetto alla forma endofitica. La proliferazione neoplastica è soprattutto indirizzata verso l’esterno: liquido sottoretinico, epitelio pigmentato retinico e coroide. Da qui l’infiltrazione lungo i nervi e i vasi ciliari può giungere all’orbita e alla congiuntiva dando luogo ad una mestatizzazione diffusa.
 
Come contrastarlo
 
Il trattamento del retinoblastoma, che comprende diverse opzioni terapeutiche, può essere frutto solo di un’attenta e completa valutazione del singolo caso clinico e del raffronto del caso con le stadiazioni attualmente in uso. La scelta terapeutica può essere affidata solo a persone esperte di oncologia oculare.
 
La scelta terapeutica iniziale dipende da una serie di fattori quali: l’uni- o multifocalità, la sede e le dimensioni del tumore; il seeding vitreale diffuso o focale...
 
La fotocoagulazione del retinoblastoma ebbe inizio nel 1955 quando Gerd Meyer-Schwickerth usò la fotocoagulazione allo Xenon per trattare un retinoblastoma. Secondo la tecnica suggerita dal pioniere di questa terapia, il tumore viene inizialmente circondato da un anello di "spots" su retina sana (tecnica indiretta) e poi viene trattato direttamente sulla sua superficie (tecnica diretta). La fotocoagulazione con Xenon è stata usata per decenni con enorme successo, successivamente sostituita da quella con laser. Quest’ultima non ha però rappresentato un alternativa sempre sicura ed efficace, infatti diverse sono state le indicazioni e le limitazioni al suo uso. Recentemente l’introduzione della termoterapia transpupillare ha rivalutato l’uso delle sorgenti laser associate alla chemioterapia. Oggi la fotocoagulazione come trattamento di prima scelta o dopo chemioriduzione è riservata a focolai del polo posteriore e della media periferia retinica, risulta di più difficile esecuzione nei tumori di estrema periferia retinica ove necessita un’energica indentazione sclerale.
 
La chemioterapia, impiegata in passato solo nel retinoblastoma extraoculare e metastatico, è attualmente divenuta un trattamento di prima scelta nel retinoblastoma intraoculare. I vantaggi dell’utilizzo della chemioterapia sistemica sono i seguenti: riduzione delle dimensioni dei focolai da trattare e quindi possibilità di utilizzare minori energie termiche; controllo delle micrometastasi durante il trattamento conservativo.

Tra i farmaci utilizzati nella chemioterapia del retinoblastoma la combinazione di carboplatino ed etoposide, già in uso nel trattamento del neuroblastoma, ha dato ottimi risultati. L’esperienza accumulata dimostra che la riduzione delle dimensioni dei focolai intraoculari indotta dalla chemioterapia aumenta l’efficacia delle modalità locali di trattamento, sia per effetto della chemioriduzione del bersaglio, sia per effetto del sinergismo tra chemioterapia e coagulazione. Più dettagliatamente, la chemioterapia è indicata nelle seguenti condizioni:

  • tumori del polo posteriore;
  • tumori di grandi dimensioni con o senza distacco di retina

La termo-chemioterapia (TCT) è una metodica introdotta recentemente che associa la termoterapia transpupillare con la monochemioterapia con carboplatino, potenziando gli effetti di entrambe.

La TCT è riservata a tumori piccoli (inferiori a 4 mm) e si effettua con laser a diodi dopo somministrazione indovena di carboplatino. la termoterapia transpulìpillare ha lo scopo di aumentare la temperatura all’interno della neoplasia e agire in sinergismo con carboplatino, permettendone una migliore captazione da parte delle cellule neoplastiche.

I quadri di regressione osservati dopo chemioterapia, si possono così riassumere:

  • coartazione del tumore;
  • calcificazione completa del tumore;
  • calcificazione parziale con comparsa di aree traslucide.

 

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Figura A. Retinoblastoma. Due piccoli focolai in sede papillo-maculare: diagnosi precoce. Figura B. Stesso caso in remissione completa dopo chemioriduzione e fotocoagulazione.

4/14/2008

Curiosità sull'apparato oculare umano: alcuni simpatici problemi connessi al fatto che esiste

 
L’esotropia è una forma di strabismo concomitante e per la precisazione riguarda le forme convergenti degli assi visivi. In tale anomalia il movimento oculare non viene limitato e l'angolo di deviazione rimane immutato.
 
L’esotropia concomitante acuta è una forma di esotropia, ovvero una tipologia di che si verifica quando appare una forma di diplopia che coinvolge dapprima solo la visione lontana e poi anche quella ravvicinata. Tale anomalia colpisce sia i miopi, nella forma denominata Bielschowsky, che gli emmetropi dove è opportuno verificare la presenza di un eventuale neoplasia cerebrale.
L’ esotropia concomitante acuta è l’unica forma fra le sue specie a non coinvolgere le persone in età infantile ma bensì i maschi adulti.
 
La neoplasia (dal greco neo, nuovo, e plasìa, formazione) è una patologia caratterizzata da una riproduzione incontrollata di nuove cellule dell'organismo, che smettono di rispondere ai meccanismi fisiologici di controllo cellulare a seguito di danni al loro patrimonio genetico.
Neoplasia è sinonimo di tumore, con una distinzione: il termine tumore (letteralmente tumefazione), si basa sull'aspetto macroscopico della massa interessata; il termine neoplasia prende in considerazione, più che l'aspetto esteriore della massa, il contenuto microscopico della stessa, costituito da cellule di "nuova formazione".
 
L'intervento chirurgico è sostanzialmente impossibile, si può comunque colpire la massa neoplasica e bloccarne lo sviluppo con una mirata terapia basata sull'impiego del laser.

occhio

 
Miopia: difetto della vista dovuto a vizio di rifrazione dei mezzi diottrici, per cui i raggi incidenti paralleli, provenienti da grandi distanze, convergono in un fuoco situato non sulla retina, ma davanti a essa, rendendo confusa la visione degli oggetti lontani. Tra le cause principali: abnorme lunghezza dell’asse ottico (miopìa assile), difetti della curvatura corneale (miopìa di curvatura), eccesso del potere di rifrazione dei mezzi diottrici (miopìa d’indice), gravi alterazioni della coroide e contusioni del globo oculare (miopìa traumatica). Vi è poi la miopìa transitoria da farmaci, iperglicemia, cataratta e spasmo accomodativo. La miopìa ha carattere ereditario, inizia nell’infanzia e aumenta progressivamente fino a 25 anni circa. Per ridurre i circoli di diffusione e avere quindi una visione più nitida, il miope tende a socchiudere le palpebre. Se si tratta di forme lievi, inferiori a 4-5 diottrie, risulta diminuita l’acutezza visiva per gli oggetti lontani, mentre è buona la visione di oggetti vicini e nella lettura; invece nelle forme superiori alle 4-5 diottrie si ha una diminuzione della vista anche per gli oggetti vicini e tendenza durante la lettura ad avvicinare sempre di più il testo agli occhi. A volte la miopìa si associa ad alterazioni distrofico-degenerative della coroide e della retina (miopìa maligna), con possibili complicazioni, quali emorragie e distacco di retina. Normalmente, la miopìa si corregge con l’uso di lenti divergenti. La terapia chirurgica si avvale di tecniche diverse; tra le più note, oggi, l'intervento di cheratotomia radiale mediante laser: la percentuale di successo è elevata, ma la cornea rimane in qualche modo più fragile, dopo l'intervento. Questo andrebbe pertanto riservato ai casi di effettiva necessità, ed eseguito solo dopo la stabilizzazione del difetto, cioè verso i 25 anni d'età. Pressoché inutile l'intervento dopo i 50 anni d'età perché l'incipiente presbiopia costringe poi ugualmente a ricorrere agli occhiali.
Emmetropia: condizione normale dell’occhio in stato di riposo (quando non è impegnato nell'accomodazione), per cui i raggi luminosi paralleli provenienti da un oggetto posto a grande distanza (teoricamente all’infinito) convergono su un punto focale posto esattamente sulla retina e formano immagini nitide. Ciò vuol dire che l'occhio emmetrope è in grado di distinguere chiaramente tutti gli oggetti lontani senza contrarre affatto il proprio muscolo ciliare, ma che per mettere a fuoco gli oggetti più vicini dovrà contrarre tale muscolo per attuare i diversi gradi di accomodazione.
 
 
Tutta roba che non può essere vista di buon occhio!
 
3/23/2008

Rasoiata Pasquale

 

rasoio

I cristiani sostengono che Cristo è risorto, ma bisognerebbe che avessero di più l'aspetto dei salvati perché io possa credere nel loro salvatore.

(Friedrich Nietzsche)

 

3/19/2008

19 marzo 2008: è morto lo scrittore Arthur C. Clarke

"Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia"

All'età di 90 anni è morto nello Sri Lanka Arthur C. Clarke, autore di fantascienza reso famoso da "2001 Odissea nello spazio", il racconto trasformato da Stanely Kubrick in uno dei capolavori del cinema mondiale. Nato il 16 dicembre 1917 in Inghilterra, importante è stato anche il suo contributo alla scienza applicata: sua l'idea che i satelliti geostazionari potessero essere il sistema ideale per le telecomunicazioni.

Da ragazzo, Clarke leggeva con entusiasmo vecchie riviste di fantascienza e dopo le scuole superiori, non riuscendo ad entrare in alcun college, andò a lavorare nell'amministrazione dello Stato. Durante la Seconda guerra mondiale lavorò per la Royal Air Force come esperto dei radar, e fu coinvolto nel successivo sviluppo del sistema di difesa che consentì alla RAF di vincere la battaglia d'Inghilterra. Dopo la guerra si laureò al King's College di Londra.

L'idea di utilizzare i satelliti geostazionari per le telecomunicazioni venne proposta in un articolo dal titolo "Can Rocket Stations Give Worldwide Radio Coverage?" ("Possono le stazioni razzo fornire una copertura radio mondiale?"), pubblicato su Wireless World nell'ottobre del 1945. Proprio grazie a questo contributo l'orbita geostazionaria è oggi nota anche come orbita Clarke o fascia di Clarke.

Nei primi anni Quaranta, mentre militava ancora nella RAF, iniziò a vendere le sue storie di fantascienza alle riviste del settore. Lavorò anche per breve tempo al Science Abstracts, prima di dedicarsi dal 1951 a tempo pieno alla scrittura.

Dal 1956 viveva nello Sri Lanka, a Colombo. Nel dicembre del 2007, in occasione del suo novantesimo compleanno (come diceva Clarke "dopo aver completato 90 orbite intorno al sole") registrò un messaggio video rilasciato su YouTube.

Da oggi il suo nome vivrà in eterno accanto a quelli dei "giganti della fantascienza" Isaac Asimov, Robert Heinlein e Philip K. Dick.

Muore l'uomo, nasce il mito. Addio Arthur.

clarke

 

3/6/2008

Albert Einstein

 

ein

 
Cento volte al giorno ricordo a me stesso che la mia vita interiore ed esteriore è basata sulle fatiche di altri uomini, vivi e morti, e che io devo fare il massimo sforzo per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto.
 
 
 

Video

 
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...però è divertente!